Diminuiscono le pensioni
Aumentano l’età pensionabile e la precarietà
Il governo Prodi, Cgil-Cisl-Uil e Confindustria, hanno confezionato il 23 luglio scorso un accordo che, sostituendo allo scalone di Maroni (che sarebbe entrato in vigore l’1/1/2008) una serie di scalini, a partire dal 2008 eleverà progressivamente l’età pensionabile: dall’1/1/2008 58 anni di età; dall’1/7/2009 59 anni di età e 36 di contributi; dall’1/1/2011 60 anni di età e 36 di contributi; fino ad arrivare a 61 anni con 36 di contributi (o 62 anni e 35 di contributi) all’1/1/2013.
Dal 2010 ogni tre anni saranno automaticamente rivisti al ribasso i coefficienti, così le pensioni (soprattutto quelle dei più giovani calcolate col metodo contributivo) subiranno una ulteriore e pesantissima diminuzione del 6-8%; nel 2011 aumenteranno ancora dello 0,09% i contributi previdenziali a carico dei lavoratori.
I politici hanno condotto una campagna forsennata per aumentare l’età pensionabile con la scusa di garantire un futuro migliore ai giovani: ma questo è vero? La parte del protocollo del 23 luglio riguardante il mercato del lavoro conferma e talora rafforza le forme di lavoro a termine, precario, co.co.pro. e interinale contenute nella Legge 30 e nel Pacchetto Treu, che nel 2006 hanno raggiunto il 54% del totale delle assunzioni.
I datori di lavoro conoscono una sola via per incrementare la produttività: estendere gli straordinari; governo e Cgil-Cisl-Uil li assecondano, concedendo, nell’accordo, la decontribuzione degli straordinari, che aumenteranno a tutto spiano i profitti padronali, mentre caleranno le entrate dell’INPS.
Intanto una nuova crisi finanziaria imperversa sui mercati internazionali, le banche centrali spendono centinaia di miliardi della collettività, ma non sanno che pesci prendere; già dagli USA all’Inghilterra la speculazione colpisce i Fondi pensione e lambisce i Fondi italiani (sponsorizzati da governo e Cgil-Cisl-Uil), la cui rischiosità è ammessa anche da Padoa Schioppa. I lavoratori iscritti ai Fondi devono inchiodare i dirigenti sindacali alle loro responsabilità e rivendicare il diritto di uscire dai Fondi.
Dall’8 al 10 ottobre (ma in molti comparti e situazioni territoriali la “triplice” ha deciso di anticipare i tempi così potranno fornire risultati – sicuramente favorevoli al SI visto che controllano il tutto - di altre zone con la consultazione?!? in corso) lavoratori, precari e pensionati saranno chiamati a pronunciarsi sull’accordo. Sarà una consultazione truccata; Cgil-Cisl-Uil hanno deciso che i sostenitori del no non possono avere alcuno spazio, quando si tratterà di illustrare l’accordo nelle assemblee, poiché gli interventi introduttivi dovranno essere obbligatoriamente a favore dell’accordo. Infine, non sarà possibile, per i sostenitori del NO, controllare in alcun modo i risultati delle votazioni, che in tanti casi si terranno nelle sedi territoriali di Cgil-Cisl-Uil.
Questa è la loro idea di democrazia sindacale.
Io ho votato NO. Voi direte ecchissefrega. Era così, tanto per rendervi partecipi

